Cinque infallibili trucchi per far incacchiare un beneventano
Fotografo a Benevento Chiesa di Santa Sofia Michele Sabella

Cinque infallibili trucchi per far incacchiare un beneventano

Fotografo a Benevento Chiesa di Santa Sofia Michele Sabella

Per vendere a Benevento bisogna conoscere innanzitutto come sono fatti i beneventani. Cinque punti da tenere ben presente quando si ha di fronte un abitante della città delle streghe.

Quando ho iniziato a studiare marketing, la prima cosa che spiegano è quella di conoscere il proprio pubblico, l’audience, i potenziali clienti. Una attività commerciale di Benevento ha come potenziali clienti i beneventani, ragion per cui in questi anni ho condotto questa indagine semiseria sul beneventano dal punto di vista sociologico, almeno per quello che mi consentono i miei modesti mezzi culturali da informatico.

Benevento è una ridente cittadina a metà strada tra Foggia e Napoli. Quello beneventano è un popolo in felice e pacifico declino, il beneventano in genere è una persona tranquilla, soavemente immerso nel confort della sua vita quotidiana, ma ci sono cinque trucchi infallibili per farlo incazzare; esistono infatti delle frasi che non c’è modo di pronunciare con alcun giro di parole, perchè causeranno sempre la stessa terribile reazione.

 

5: “Tifo Juve


(o qualunque altra squadra di calcio che non sia quella) Mai, e dico mai, ammettere di scarseggiare di una fede calcistica incrollabile nel Benevento Calcio. Attualmente il Benevento è in Serie B, dopo essere passato per la Serie A, e dopo anni, ed anni, ed anni in cui il nome di questa città non se lo filava di striscio nemmeno il TG3 Regione. Affermare di non avere profondamente a cuore il destino di questa squadra di calcio ottiene una reazione simile a quella che si avrebbe andando in una moschea a recitare il rosario o entrare in un Linux Day con un portatile con windows 8.

4: “Non si può parcheggiare qui

Una farmacia di Benevento con strisce pedonali e parcheggio riservato a disabili
Una farmacia di Benevento con strisce pedonali e parcheggio riservato a disabili

 

Quando a Benevento c’erano le locande i guardiani delle vacche ed i braccianti del tabacco entravano per bere il loro quotidiano bicchiere di strega; legavano al lazo i loro cavalli al cancello del locale in modo che fosse possibile in poco tempo sorvegliare se qualcuno stesse per rubare il quadrupede. Tale attitudine si è cristallizzata nel DNA e propagata nelle generazioni successive, per cui un beneventano che ha necessità di entrare in un locale è vincolato dalla sua conformazione fisiologica ad assimilare il veicolo al cavallo, ed a posizionare quindi il veicolo in modo che possa essere ben visibile dall’interno, preferibilmente all’ingresso della vetrina del negozio.
Qualche anno fa uan terribile sciagura colpì questa sfortunata città, i più anziani di noi la ricordano ancora come PEDONALIZZAZIONE DEL CORSO GARIBALDI. Tutt’ad un tratto non fu più possibile percorrere con un veicolo questo tratto di scarsi 600 metri che parte dal Duomo e lungo il quale è possibile visitare a passeggio i punti più importanti del centro storico di questa città: l’obelisco egizio, la Chiesa di S.Sofia, il museo del Sannio, ed i kebabbari; da allora le attività commerciali dopo un periodo di iniziale entusiasmo cominciarono a sentire gli effetti terribili di una crisi economica, dovuta al fatto che gli abitanti hanno iniziato a preferire i locali altrove dove poter effettuare indisturbati il parcheggio selvaggio.

Nonostante la crisi i costi di alcuni affitti di una attività commerciale sul corso Garibaldi sono gli stessi di una casa in affitto a via Caracciolo a Napoli.

3 “Si paga”

Si paga

Lo scenario è questo: il beneventano si rende conto dell’utilità di un servizio che non viene fornito pubblicamente dallo stato / regione / provincia / comune, e quando chiede di poterne usufruire sente questa frase e riceve una doccia fredda. Accade per servizi che il progresso tecnologico ha introdotto negli ultimi trent’anni:

  • trasporto fino al bagno e montaggio di una pesante lavatrice appena acquistata
  • messa in funzione un computer appena acquistato con installazione delle copie di Office
  • inserire una SIM nel verso giusto dentro un telefono e migrazione della rubrica da quella precedente
  • progettare una ristrutturazione di una abitazione e scegliere l’arredamento più opportuno
  • tenere il commesso del proprio negozio sistematicamente oltre l’orario di lavoro stabilito da contratto
  • utilizzare l’autobus
  • collegarsi al wifi altrui per consumare banda con le dirette instagram
  • pubblicizzare un prodotto o un evento ad altri beneventani

    Cosciente che qualcuno che paga deve esserci, e che si deve trattare certamente di qualcun altro.

2 “Il dialetto beneventano non è napoletano”
Il beneventano per la vicinanza con Napoli si illude di saper parlare la lingua di Eduardo de Filippo e di Totò, e quando visita terre lontanissime (Trieste, Padova, anche Rimini) la spiccata differenza con l’idioma locale lo fa illudere di sembrare napoletano, ma non lo è affatto. Un napoletano non si azzarderebbe mai a chiedere “cavè” (con la e apertissima) anziche “che bbuò” per indicare: “cosa vuoi?” oppure “accapammo e buccacce” per “Facciamo una cernita dei barattoli in vetro“, “Nun me ne tene” per indicare “non ne ho voglia“, e la lista è interminabile.

Benevento non è Napoli, basterebbe notare che a Benevento non abbiamo il mare ma solo dei fiumi zozzi ed inquinati.

1 “Benevento è il posto peggiore dove lavorare”

Nonostante sia da anni in saldo demografico negativo, nonostante le menti migliori (giovani e meno giovani) continuino a fuggire da questa città appena ne hanno l’opportunità, il beneventano è convinto di abitare in una meravigliosa città piena di servizi, dove è possibile girare in bicicletta, convivere pacificamente in un condominio di pensionati, lavorare per una impresa senza dover controllare mese per mese se i contributi vengono realmente versati, portare i figli a scuola senza temere che questa difetti dei certificati di agibilità ed antincendio (scusatemi, se ho parlato di figli. Per qualcuno è un miraggio anche solo pensare di riuscire a mettere su famiglia e mandarla avanti decorosamente).
Quando qualcuno degli emigrati prova a spiegare uno per uno i motivi per i quali da qui si emigra, si rischia la rissa.

Non fatelo, non fatelo se non siete assolutamente sicuri di quello che state facendo.

Ed in ultimo

…no, non siamo tutti così, anzi, mi auguro che come me gli amici di Benevento che stanno leggendo facciano parte di chi si chiama fuori da questo modo balordo di essere e di pensare.
Sono curioso di conoscere i vostri feedback; scrivetemi su facebook, whatsapp, con il modulo qui sotto, o nella chat.

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